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La Meditazione, cosa e' e come praticarla

( parte 1/ 2 )

Che cosa è la Meditazione

Fine della Meditazione è l'unione dell'individuo con la fonte della vita, con la Mente Universale, con il Creatore, comunque lo vogliate chiamare.
Qui è importante considerare subito una distinzione che è veramente fondamentale, cioè la motivazione, lo scopo della Meditazione stessa. Da questa infatti dipendono i risultati che otterremo.
La molla che ci spinge può essere di due tipi: cercare il controllo della nostra mente, lo sviluppo suo e dei suoi poteri, oppure cercare il giusto uso della mente per fini spirituali.
Queste due motivazioni dipendono dalla dualità in cui si svolge tutta la nostra vita. Qui siamo posti di fronte alla scelta tra il potenziamento per il mondo materiale o per quello dello spirito.

Gli esercizi possono essere gli stessi, ma la motivazione farà la differenza per i risultati che otterrete. La differenza nei risultati dipende dalla motivazione, da quale molla ci spinge, perché i miglioramenti ottenuti dalla nostra conoscenza e dal nostro potere sono forze neutrali che diventano positive o negative secondo l'uso che ne facciamo.
Bisogna fare anche attenzione a motivazioni minate anche sottilmente, rivestite di apparenza di nobiltà...

E' importante quindi ripeterci spesso la domanda circa la vera molla che spinge. La risposta dovrebbe essere inequivocabilmente che desideriamo conoscere meglio le leggi della natura e della vita, per vivere meglio e più consapevolmente per noi stessi, ma anche per aiutare altri a imboccare questa strada evolutiva.

Secondo concetti antichi, espressi dal Dott. Baker, medico ed esoterista inglese, le finalità della Meditazione si possono riassumere in tre punti:

- Allineamento tra corpo fisico, eterico, astrale, mentale.

- Entrare in contatto con il Sé Superiore.

- Esprimere nel vissuto quotidiano le ispirazioni del mondo spirituale.

E qui vorrei sottolineare l'importanza anche dell'allineamento di cuore e mente. E' infatti evidente che, per un sano equilibrio, la mente non deve correre avanti a un cuore in attesa, né trascinarsi dietro al cuore con nostalgia.
(...)
La Meditazione esiste nel passato di tutti i popoli e rappresenta i diversi tentativi fatti dall'uomo per ritrovare la propria origine trascendente.
La radice della Meditazione è la stessa nelle diverse tradizioni, nonostante le differenze apparenti, ed è facile trovare tecniche analoghe in tutto il mondo...Differenze fra Concentrazione e Meditazione

La concentrazione è una allenamento controllato volontariamente. E come quando, per imparare ad andare in bicicletta, proviamo e riproviamo i diversi movimenti. La Meditazione è quando ormai siamo padroni di tutti i movimenti, ci diamo una meta e ci dirigiamo verso di essa, senza più pensare a cosa dobbiamo fare per pedalare e stare in equilibrio.
Un altra differenza è che la concentrazione può anche essere semplicemente utile nel quotidiano, mentre la Meditazione ha un contenuto spirituale, più elevato, ma anche più impegnativo.
Così le tecniche di concentrazione possono essere oggetto di studi e insegnamenti retribuiti, fare parte di corsi veri e propri per una maggiore efficienza e resa dell'individuo, mentre la vera Meditazione fa parte di
una sfera diversa, soggetta a leggi diverse. La vera Meditazione è quella volta ad un continuo miglioramento della nostra vita spirituale, con tutto l'impegno che questo comporta. E' quindi uno studio che segue percorsi particolari...

Meditazione secondo i Veda e le Upanisad

Una teoria fa risalire l'origine della Meditazione a circa 5.000 anni fa, ai Veda, antichi testi sapienziali indiani espressi in forma di miti e simboli, ed è una pratica fondamentale per mettersi in rapporto con la divinità.
E' un percorso progressivo attraverso diversi livelli di assorbimento profondo, che richiede una purificazione di tutto l'essere e culmina in una elevazione illuminante, attraverso il potere evocativo della preghiera con cui l'uomo raggiunge la dimensione della trascendenza.

E probabile che anticamente venissero anche usate sostanze, pratiche e tecniche che favorivano cambiamenti di stato. Le tecniche meditative si possono raggruppare in tre categorie:

- Meditazione mantrica, basata su ripetizioni di parole, frasi, canti, preghiere, invocazioni, lodi.

- Meditazione visiva, basata sulla visualizzazioni di divinità o dei loro simboli.

- Meditazione che fonde cuore e mente, basata su un concetto in grado di assorbire interamente l'attenzione del meditante. Da questa fusione dipende la veggenza più profonda.

Secondo il Rigveda, antichi testi sacri, meditare significa sospendere le attività mentali fuorvianti per ritrovare l'uomo reale. Ciò elimina lo sforzo di apparire ciò che non si è e ci riunisce con la nostra divinità interiore.

Ma la meditazione, proposta nei Veda, viene definita successivamente, nelle Upanisad, antichi testi sacri nati come commento e conclusione dei Veda ed espressi in linguaggio diretto. Nelle Upanisad il divino è già dentro di noi, ed è chiara la distinzione tra "io psicofisico" e "io o sé spirituale". Solo questa conoscenza può portare l'uomo sulla strada della liberazione dal karma, liberandolo da maschere, travisamenti, blocchi.

La mente, impegnata in attività conoscitive devianti, travisa le cose e si perde in miriadi di parole e di concetti, invece di raggiungere l'essenza delle cose. Da qui nascono le contrapposizioni e la continua fuga da noi stessi in uno sforzo di mistificazione che porta alla perdita della nostra identità, al senso di vuoto, ad angosce e paure. La via d'uscita da questa situazione di sofferenza è la meditazione, che sospende le attività mentali falsificanti e ci porta a ritrovare noi stessi e il divino dentro di noi, l'energia da cui nascono i nostri poteri. Per reintegrarci con questa energia dobbiamo meditare sul suo splendore, integrarlo in noi, nei nostri pensieri, così da trasformarlo in illuminata visione della realtà. Questa conoscenza ci porta sulla strada della liberazione dai legami karmici.

L"io" esterno dell'uomo è il prodotto dalla famiglia, dalla eredità genetica, dall'ambiente, mentre il suo sé spirituale è incontaminato e incondizionato. Il sé individuale che è in noi è parte del Sé cosmico che tutto comprende, li ha le sue radici. Dentro di noi, qui e ora è la risposta alle domande: "Chi siamo? e da dove veniamo?". La verità può essere conosciuta attraverso una esperienza interiore, perché è dentro di noi. E in noi dobbiamo anche riunire la nostra parte maschile con quella femminile per ritrovare la nostra originaria unità, alla quale tendiamo.

Sintetizzando tutti i concetti contenuti in questi testi, seguendo diverse pratiche meditative, arriviamo a uno stato di non-pensiero che ci permette di comprendere le verità fondamentali della condizione umana. E questa conoscenza deve diventare "vissuto". 


Libri consigliati:
Jeanine Miller - I Veda - Ubaldini Ed.
Upanisad antiche e medie - Ed. Boringhieri

Meditazione secondo il Buddismo

2.500 anni fa, quando visse il Buddha, la meditazione era già praticata secondo diverse tradizioni. Egli ne sperimentò alcune, ma senza piena soddisfazione: voleva eliminare la sofferenza dal mondo in modo permanente, attraverso un cambiamento radicale della condizione umana.

E l'illuminazione gli venne durante la ormai famosa meditazione sotto l'albero. Ma la cosa importante è che sotto l'albero si è messo a meditare spontaneamente, spinto da una esigenza interiore molto forte, non durante una classe, non per volontà, ma per una autentica forte aspirazione interiore. Le classi gli avevano dato le basi, per seguirle c'era voluta la volontà, ma la vera meditazione è nata dentro di lui. In quella meditazione ha pensato a lungo a ciò che aveva fatto, poi si è messo ad osservare i suoi pensieri da fuori, come se appartenessero ad altri. E le cose gli sono apparse prive di contenuto, esistenti unicamente come effetti interdipendenti di un gigantesco processo; anche l'io gli è apparso come un aggregato temporaneo di funzioni: l'essenza di tutti i fenomeni è la vacuità, per questo gli sforzi di essere qualche cosa falliscono. Il frutto della sua meditazione non è stato il risultato di uno sforzo per conseguire qualche cosa, ma di una autentica esigenza interiore. Lo sforzo di diventare qualche cosa è il principale ostacolo dell'uomo ad essere se stesso.

Per il Buddismo non bastano le buone intenzioni e una condotta retta per farci raggiungere l'illuminazione. Ci vogliono anche chiara comprensione, penetrante consapevolezza, mancanza di egocentrismo e costante Meditazione. Le scritture buddiste distinguono fra "arhat", colui che ha conseguito l'illuminazione, ma non la comunica agli altri, e "bodhisattva", colui che ha conseguito l'illuminazione e si propone di aiutare gli altri. Questa importante differenza ha originato due correnti fondamentali del Buddismo: Hinayana o Piccolo Veicolo, e Mahayana, o Grande Veicolo. Quest'ultima si basa sul concetto che il bodhisattva rinuncia ad entrare nel nirvana e rimane nel ciclo delle reincarnazioni per aiutare gli altri esseri senzienti a raggiungere l'illuminazione. Il bodhisattva deve comunicare e trasmettere un insegnamento che non è definibile né concettualizzabile, che non è svelabile a parole, ma che si può raggiungere solo attraverso l'esperienza. Così egli rimane un mediatore tra l'uomo e la verità, è l'incarnazione del messaggio, quindi dà alla parola la dimensione che essa non può avere, perché non basta conoscere la via, bisogna anche percorrerla. 

Il bodhisattva è un aiuto, ma può anche essere un ostacolo quando l'allievo si abbandona ad un contatto passivo con il suo maestro, quando manca un contenuto realizzativo. Per questo lo Zen ammonisce: "Se incontri Buddha, uccidilo!". Il Grande Veicolo favorisce una graduale liberazione con la devozione, l'etica, la compassione, la riflessione, la quiete mentale, mentre il Piccolo Veicolo favorisce la possibilità di una realizzazione immediata con la tecnica della presenza mentale, della consapevolezza, della penetrazione intuitiva. I metodi di Meditazione delle due correnti sono simili e sono preceduti da 7 punti fondamentali, che hanno lo scopo di preparare l'allievo alla Meditazione attraverso comportamenti, conoscenze, purificazione e che con la Meditazione costituiscono l'ottuplice sentiero: 
- retta opinione, cioè conoscere la realtà autentica delle cose; 
- retto pensiero, o retta intenzione, cioè atteggiamenti improntati a compassione e armonia, senza egoismo ed emotività; 
- retta parola, cioè attenersi scrupolosamente alla verità; 
- retta azione, cioè non compiere nessun atto che possa creare sofferenza; 
- retto modo di vivere, cioè non compiere azioni inutili; 
- retto sforzo, cioè combattere il male esistente e adoperarsi per prevenirlo;
- retta memoria, o ricordare le verità fondamentali;
- retta Meditazione, cioè la Meditazione che dà forza ai sette punti precedenti. Questo è il punto che distingue il Buddismo da altre vie piene di precetti, regole, comandamenti, da sentieri lastricati da buone intenzioni, ma incapaci dì trasformare la personalità. E' la Meditazione che permette a questi punti di penetrare profondamente nell'allievo, di orientare la sua vita e di favorire un suo sostanziale cambiamento.

Buddha ha fuso elementi di diverse tradizioni con tecniche di meditazione che permettono di passare da enunciazione, conoscenza, comprensione intellettuale fino ad arrivare alla realizzazione concreta. 


Libri consigliati:
N. Thera - Il cuore della meditazione Buddista - Subalpini Ed.
Adirava - La via del non attaccamento - Subalpini Ed.

Meditazione secondo il Tao

Il Tao te ching, libro fondamentale del Tao è attribuito a Lao tzu, un maestro vissuto nel VI secolo a.C.
Il Tao è l'inconoscibile per eccellenza, ciò che non può essere definito, ma che permette la conoscenza. E' il perenne mutamento, il continuo divenire dall'essere al non essere e dal non essere all'essere.

L'uomo che non è capace di osservare gli avvenimenti, non osserva, non riflette, non medita, che usa la volontà senza tenere conto delle circostanze, che vive in base alla razionalità, a rigida volontà di potenza, frastornato da troppe parole ed opinioni, alla lunga vedrà fallire i suoi sforzi.

Tutto è in continuo divenire, ogni polo si alterna al suo opposto, ogni cosa, ogni evento è condizionato dagli altri e condiziona gli altri. Il Taoista sa che ogni volontà, sforzo, desiderio, ambizione, mette in azione una forza contraria, che gli opposti si generano l'un l'altro. Ogni cosa che succede ha un senso relativamente al tutto, ha una funzione nell'insieme della creazione e della vita.

Principio fondamentale del Taoismo è il non agire contro natura, ma assecondare gli accadimenti. L'atteggiamento della durezza, della reazione, della conquista, della forza, della potenza sono sempre perdenti. Quindi: non contrastare, ma aderire, non imporre, evitare gli scontri frontali, meglio fermarsi.

La Meditazione Táoista ci chiede di fare il vuoto totale, di dimenticarci di tutto e di unirci a ciò che abbraccia il tutto. La sostanza delle cose è un nucleo di vuoto attorno al quale si mette la forma, è il non essere. Il vuoto Taoista è un continuum, un campo di azione indistruttibile e immortale.

La via è indefinibile, in continua-trasformazione, ma non è inafferrabile: esistono sempre dei segnali che permettono all'attento osservatore di capire in che direzione sta andando, a quali risultati sta andando incontro, quale comportamento è preferibile. Da questo concetto è nato l'I Ching, o libro dei mutamenti, che ci permette di indagare negli avvenimenti per conoscerli e potersene servire.

La tecnica di meditazione è la difficile arte del non intervento, della non azione, della osservazione fatta in punta di piedi per non turbare gli eventi, ma che ci porta a conoscerli per potere aderire ad essi e da essi farci supportare.


Libri consigliati:
Tao te ching - Ed. Adelphi
Zhuang-zi - Ed. Adelphi
I Ching - Ed. Astrolabio

Meditazione secondo gli Yogasutra di Patanjali

Patanjali è vissuto tra il Il e il RI secolo d.C. ed ha fatto il primo tentativo di riassumere gli insegnamenti Yoga. Egli è partito da una base filosofica che ci dà una classificazione delle strutture del mondo tanto materiale che spirituale. Non crede che la sola conoscenza metafisica possa portare l'uomo alla liberazione, ma ritiene necessarie anche una tecnica di ascesi e una di Meditazione. Quindi è necessario arrivare a fermare l'attività mentale, e a questo si arriva attraverso una tecnica psico-fisiologica che possa sostituire al normale stato di coscienza uno stato di comprensione e di identificazione della realtà metafisica. In pratica, per liberarci dall'ignoranza, dagli errori nella conoscenza e dalle sofferenze che ne derivano, è necessario percorrere gli otto stadi del Rajayoga, come descritto negli Yogasutra: requisiti morali, requisiti disciplinari, posizioni fisiche, controllo della respirazione, controllo delle emozioni, concentrazione, Meditazione, arresto dell'attività mentale e raggiungimento dell'illuminazione. In pratica lo Yogi si libera dagli ostacoli di questa vita per tornare alla condizione originaria che è divina.

Libri consigliati:
Gli antichi insegnamenti dello Yoga - Ed. Gruppo Futura
Patanjali - Gli aforismi sullo Yoga - Ed. Boringhieri
Rammurti Mishra - Principi fondamentali dello Yoga Ed. Cappelli

Meditazione secondo lo Zen

Circa 15 secoli fa, Bodhidharma, maestro indiano di Meditazione, andò in Cina a portare le sue tecniche che, per successive trasformazioni dovute a diverse pronunce, hanno poi preso il nome di "Zen". A quel tempo il Buddismo cinese era ricco di cerimonie, riti, dei da adorare, dogmi, testi sacri, ma povero di contenuti. Bodhidhanna portò un rinnovamento spirituale a quel punto necessario e salutare.

Metafisica e morale sono prodotti della mente e la mente è il principale ostacolo all'illuminazione. Lo Zen, tecnica che abolisce ogni orpello, esteriorità, tradizione, filosofia è l'essenza della Meditazione, della Meditazione come assorbimento diretto.

Il pensiero di qualche cosa non potrà mai essere la cosa stessa. Qualsiasi strumento di osservazione interferisce con l'oggetto osservato, così anche la mente sovrappone le proprie categorie conoscitive agli oggetti conosciuti. Così la Meditazione Zen va diritta alla fonte dello spirito, al volto originario di ciascuno di noi, al non pensiero da cui scaturisce il pensiero. Rigore ed essenzialità sono le sue prerogative. Secondo lo Zen l'unica via possibile è quella di allontanare da noi il nostro mezzo mentale per riuscire a vedere senza di esso, perché il risveglio si verifica con il contatto diretto con le cose, spogliate di concetti e significati. L'insegnamento Zen si trasmette da Maestro ad allievo, da spirito a spirito, non su basi verbali, perché in nessun caso un concetto può rappresentare la realtà.

Del resto anche Buddha non amava le disquisizioni filosofiche, e Lao-Tzu ha detto: "Chi conosce il Tao non ne parla e chi ne parla non lo conosce".

Strumento dello Zen sono i Koan, proposizioni irresolvibili logicamente, che hanno lo scopo di far capire che la ragione non è in grado di risolvere il problema centrale della conoscenza di sé. Il ragionamento viene usato per distruggere il Koan e per metterne in evidenza i limiti. Infatti nessun procedimento discorsivo, per quanto lungo, porta alla soluzione, ma con la lunga riflessione sul Koan nell'allievo si produce il vuoto mentale, lo stato di non pensiero in cui potrà ricevere l'illuminazione.

Alcuni metodi usati dallo Zen hanno lo scopo di mettere in evidenza contraddizioni e limiti della mente e di portare la tensione intellettuale fino a un punto di rottura in cui la ragione si ferma da sola, perché non è più capace di proseguire.


Libri consiglíati:
Eugen Herringel - Lo Zen e il tiro con l'arco - Ed. Adelphi 
N. Senzaki e P. Reps - 101 storie Zen - Ed. Adelphi 
Katsuki Sekida - La pratica dello Zen - Ubaldini Ed.

Meditazione Ebraica

Già l'Antico Testamento accenna a tecniche di Meditazione e scuole profetiche. E i profeti utilizzavano arpe, tamburi, cetre e flauti e cercavano l'estasi, cioè la discesa dello Spirito su di loro.
Il profeta ebraico è l'uomo che, ispirato da Dio, cerca di riportare la religione all'antica purezza e la Meditazione ebraica, fatta sulla parola di Dio, un Dio assoluto che non ama le mezze misure, richiede per questo una dedizione totale.

Ma l'interpretazione di una rivelazione fatta con il linguaggio umano, con tutti i suoi-limiti, richiede un grande lavoro. Da queste esigenze è nata la Cabala, come sistema di interpretazione dei testi sacri, che ha costituito la più importante tradizione mistico-esoterica della storia ebraica. I testi sacri sono considerati una manifestazione del divino, sono la parola stessa di Dio cristallizzata. Così ogni nome, ogni lettera è una concentrazione di energia trascendente e ha significati diversi al di là di ogni interpretazione letterale. Ne deriva che ogni preghiera, ogni ripetizione di un nome sacro diventano dei Mantra, vibrazioni superiori. Quindi la Meditazione è una azione mistica che stimola il potere creatore, ricostruendo l'unità originaria, rotta con il peccato. L'anima caduta, attraverso la Meditazione, può ripercorrere il percorso inverso della materializzazione, procedendo verso la spiritualizzazione.
In pratica l'uomo, guardando se stesso da fuori, con distacco, si trova ad un livello di coscienza superiore che, se mantenuto sufficientemente a lungo, lo porta ad accedere a livelli superiori; questo lo si può ottenere con l'aiuto di un maestro che utilizzerà preghiere e rituali tradizionali non solo come rappresentazione, ma come stimolo per mettere in azione forze trascendenti che altrimenti resterebbero inattive.

Libri consigliati:
Dion Fortune - La Cabala mistica - Ed. Astrolabio 
Will Parfitt - Cabbalah - Ed. Piemme

Meditazione Cristiana

Nelle culture Ebraica, Cristiana e Mussulmana, c'è la conferma che la Meditazione, considerata come mezzo per mettersi in contatto con la divinità, esiste in tutte le religioni.

Gesù, con il suo atteggiamento critico nei confronti del fariseismo, indica il rifiuto di una religiosità formale ed esteriore, per privilegiare la ricerca di Dio nella nostra interiorità: il Regno dei Cieli è "dentro di noi", ma è anche il "tesoro nascosto" vicino a noi. Il rapporto fra l'uomo e Dio si basa sull'adorazione, che è una forma di Meditazione. Anche i metodi di preghiera e attenzione portano ad una adesione spirituale totale: "Svegliati, tu che dormi, e Cristo ti illuminerà". La Meditazione Cristiana ci porta a riscoprire in noi lo spirito divino: siamo figli di Dio e, se siamo suoi figli, siamo anche suoi eredi e coeredi di Cristo. La preghiera meditativa, il cui scopo è l'illuminazione e la contemplazione di Dio, era la Meditazione preferita da Gesù, che al tempo stesso ci invitava a pregare "nel segreto" e a "non moltiplicare le parole". Essa è un metodo per mettersi in comunicazione con il divino, non per chiedere qualche cosa, ma per un continuo, costante dialogo con Dio, che è anche dentro di noi.

San Paolo, nella lettera ai Romani (8,26) fa una puntualizzazione importante: "Realmente con la nostra intelligenza non si può pregare, se non mettendosi in posizione di ascolto e se prima di essa lo spirito non prega".

Il Cristianesimo d'Oriente, che considera contemplativi e mistici come la più alta espressione di spiritualità, ha molto in comune con pratiche meditative orientali: distaccarci dalla esteriorità, purificarci e concentrarci per tornare in possesso di noi stessi e di tutti i nostri poteri. Il Cristianesimo Occidentale ha considerati con sospetto questi mistici, come esseri capaci di sottrarsi all'autorità della Chiesa. Malgrado questo ci sono mistici nella Chiesa Occidentale che sono passati dall'esperienza di tecniche meditative orientali. Citiamo primo fra tutti Sant'Agostino che, prima di convertirsi al Cristianesimo aveva praticato il manicheismo e studiato il neoplatonismo.

Numerosi sono i Santi che ci hanno lasciati insegnamenti importantissimi e sempre attuali. Ne citerò solo alcuni. Ignazio di Loyola, che ci indica una Meditazione discorsiva, basata principalmente sull'uso dell'immaginazione e della visualizzazione; Santa Teresa di Avila, che pone al centro della attività spirituale I'"Orazione mentale", cioè un frequente intimo colloquio con Dio; San Giovanni della Croce, per il quale due sono i punti fondamentali per arrivare a contemplare Dio: il distacco dei sensi e il distacco dello spirito. Così facendo si passa dalla meditazione alla contemplazione e dalla contemplazione all'unione.

Ma esaminando i metodi contemplativi di Oriente ed Occidente, si profila un unico processo meditativo, anche se le due correnti parlano di conoscenza contemplativa del Sé e conoscenza contemplativa di Dio, poiché Dio è la nostra stessa interiorità.


Libri consigliati:
Racconti di un pellegrino russo - Ed. Rusconi
Sant'Agostino - Le confessioni - Ed. Mondadori
Ignacio de Loyola - Esercizi spirituali - Ed. Mondadori
S. Teresa di Avila - Opere - Ed. Rizzoli 
S. Giovanni della Croce - Opere - Ed. Postulazione Generale dei Carmelitani Scalzi 
Enomiya Lassalle - Meditazione zen e preghiera cristiana - Ed. Paoline

Meditazione Islamica

Principalmente si tratta di quella forma di misticismo conosciuta come Sufismo. Secondo questa tradizione la via può essere percorsa solo da chi è interamente sgombro, e non ha bisogno di nulla, tranne che di Dio. Sufl è colui che muore all'ego e rinasce alla verità. Il Sufismo è una via diretta alla trascendenza e quindi una negazione del formalismo religioso, della liturgia esteriore, dei riti ripetitivi.
Per trovare Dio bisogna liberarsi da condizionamenti, legami, possessi e da ogni identificazione psicologica.

La Meditazione islamica cerca di entrare in contatto con il trascendente e di rimanerci, annullando tutto ciò che è fenomenico, molteplice, contingente, immanente; cioè, se si cancellano le tracce materiali, rimane la divinità. I Maestri Sufi cercano di risvegliare l'anima dai suoi torpori umani, attraverso shock mentali e paradossi contenuti in racconti didattici, leggende, aforismi che possono rivelare all'improvviso significati reconditi.

Esistono numerosi Maestri e scuole Sufi, nate dal loro carisma, dove vengono trasmessi, non solo nozioni e principi, ma gli allievi divengono partecipi dei poteri del loro Maestro. Per questo i loro insegnamenti sono tenuti segreti o celati dietro simbolismi ermetici che li nascondono a chi non è in grado di interpretarli correttamente. La segretezza e la struttura in cerchi concentrici delle confraternite ha permesso loro di sopravvivere a numerose persecuzioni.

Il Corano sottolinea spesso l'importanza della Meditazione come invocazione e ricordo costante della presenza divina e come preparazione psicologica ad accoglierla.


Libri consigliati:
Rumi - I detti di Rabi'a - Ed. Adelphi
Gabriel Mandel - Il Sufismo vertice della piramide esoterica - Ed. SugarCo
Hazrat Inayat Khan - La purificazione della mente Ed. Mediterranee

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