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Non sempre le aree dei PLIS rivestono un grande interesse dal punto di vista ambientale e paesaggistico, però hanno certamente un ruolo strategico nel collegare tra loro aree protette più significative.
Solamente unendo le campagne, i prati, i residui boschivi che ancora persistono, tramite la creazione di filari di alberi, si potranno costituire dei corridoi ecologici che metteranno in comunicazione le aree protette della Regione Lombardia (limitando l’espansione antropica) e favorendo così i movimenti faunistici da una zona all’altra.
Diventa pertanto importante, una volta individuate le aree a parco, realizzare interventi volti alla loro tutela e compiere ricerche con lo scopo di far comprendere a tutti, il valore delle componenti ambientali.
Con questo intento è stato promosso il progetto “Atlante della biodiversità del Parco del Roccolo”, avviato nel 2002 con lo studio sui vertebrati terrestri che, col presente lavoro, ha come oggetto di indagine la biodiversità floristica. La vegetazione di un territorio è infatti la prima componente biotica dell’ambiente, ne costituisce l’impalcatura e ne influenza la vita che lo popola e che in esso si sviluppa. Questa intima relazione vale non solo per le specie animali, ma anche per l'uomo.
Tuttavia pochi decenni di lontananza materiale e culturale dalla natura e dall'ambiente agricolo hanno provocato danni incalcolabili. In primo luogo in termini di degrado del paesaggio che è sotto gli occhi di
tutti. Degrado che ha causato la scomparsa di alcune specie e ha relegato altre in habitat minuscoli e disgiunti. Un esempio emblematico è il fiordaliso, un tempo comunissimo nei campi coltivati a frumento,
insieme al papavero e alla camomilla, che, nel Parco del Roccolo, abbiamo visto, forse per l'ultima volta, quattro anni fa. In secondo luogo il danno consiste nella perdita della cultura contadina, delle sue tradizioni, nomi e valori.
Chi si accorge delle specie selvatiche li chiama "fiori", "alberi", "animali", non conosce più il loro nome, l'uso che se ne faceva, la magia che evocavano, le credenze che per secoli le hanno accompagnate.
Da poco stiamo cercando di ridurre questa lontananza. Qualche risultatotangibile c'è già; il Parco del Roccolo è uno degli svariati esempi.

Storia del paesaggio del Parco del Roccolo

fonte "atlante della biodiversità" a cura di Raul Dal Santo

informazioni:
Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Roccolo
Via Umberto I, 11- 20010 Casorezzo TEL/FAX. 02/90381002

http://www.parcodelroccolo.it/


 

 

 

 


 


 

 

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